Usiamo solo il 10% del cervello? Storia di un mito che non vuole morire
Nessuna area del cervello resta spenta: lo dicono le lesioni, le immagini cerebrali e il conto energetico. Ecco da dove nasce il mito del 10% e perché ci piace tanto.
Nel film Lucy (2014) la protagonista assume una droga sperimentale e il suo cervello passa, un po' alla volta, dal 10 al 100% della capacità. Prima impara le lingue in un'ora, poi muove gli oggetti con il pensiero, infine si dissolve nello spazio e nel tempo. Qualche anno prima, Limitless (2011) aveva raccontato la stessa fantasia con una pillola trasparente. Sono storie divertenti, e funzionano perché poggiano su un'idea che molti spettatori considerano un dato scientifico: dentro la nostra testa ci sarebbe un enorme potenziale inutilizzato, che aspetta solo la chiave giusta. Ma se il 90% del cervello restasse davvero inattivo, un ictus in quella zona non dovrebbe avere conseguenze. Allora perché ogni neurologo sa che non è così?
In breve
L'idea che usiamo solo il 10% del cervello non ha alcuna base. Le lesioni, anche piccole, producono sempre qualche deficit, le immagini cerebrali mostrano attività in tutte le aree nell'arco della giornata e un organo così costoso non sarebbe sopravvissuto all'evoluzione se fosse quasi tutto inutile.
🔴 Mito. Non esiste uno studio che abbia mai misurato quel 10%: è una frase motivazionale diventata, per passaparola, un "fatto" sul cervello.
Da dove nasce il mito
Il mito non ha un padre unico, ma ha una genealogia abbastanza chiara. Lo psicologo Barry Beyerstein, nel capitolo dedicato al tema nel volume Mind Myths curato da Sergio Della Sala (1999), ne ha ricostruito i passaggi principali.
Il punto di partenza più probabile è William James, uno dei fondatori della psicologia americana. A inizio Novecento James scriveva testi divulgativi in cui sosteneva che le persone sfruttano solo una piccola parte del loro potenziale mentale. Era un'osservazione sul carattere e sull'impegno, non sull'anatomia. James non indicò mai una percentuale e non parlò mai di tessuto cerebrale inutilizzato.
Il salto arriva con la letteratura del "pensiero positivo". Gli autori di manuali di auto aiuto trasformano il "piccolo potenziale" di James in un più preciso, e più vendibile, "10 per cento del cervello". Nel 1936 il giornalista Lowell Thomas, nella prefazione al bestseller di Dale Carnegie Come trattare gli altri e farseli amici, attribuisce a James l'idea che l'uomo medio sviluppi solo il 10% delle sue capacità mentali latenti. Da lì la frase rimbalza per decenni tra corsi di vendita, conferenze motivazionali e rubriche di giornale.
Hanno aiutato anche alcuni equivoci scientifici. Nella prima metà del Novecento i neurofisiologi chiamavano "silenziose" ampie zone della corteccia associativa, perché stimolandole con elettrodi non ottenevano movimenti o sensazioni evidenti. "Silenziose" voleva dire "di cui non capiamo ancora la funzione", non "spente". Per un lettore non specialista la differenza era invisibile. Lo stesso vale per le frasi dei ricercatori che ammettevano di non sapere cosa facesse gran parte del cervello: un'ammissione di ignoranza diventava, nel racconto popolare, la prova di un vuoto da riempire.
Infine c'è la citazione falsa. Spesso il 10% viene attribuito ad Albert Einstein. Beyerstein riporta che gli archivi Einstein non hanno trovato alcuna traccia di questa affermazione.
Il mito ha attecchito anche dove non dovrebbe. In un'indagine su 242 insegnanti, Sanne Dekker e colleghi (2012) hanno trovato che il 48% dei docenti britannici e il 46% di quelli olandesi riteneva vera la frase "usiamo solo il 10% del nostro cervello". Erano insegnanti interessati alle neuroscienze applicate alla scuola: proprio la curiosità li esponeva a più materiale divulgativo, buono e cattivo.
Cosa dice davvero la ricerca
Le prove contro il mito arrivano da direzioni indipendenti, e questo le rende particolarmente solide.
Le lesioni. Beyerstein lo riassume così: non è mai stata trovata un'area del cervello la cui distruzione non lasci alcun deficit. Un piccolo ictus nell'area di Broca compromette la produzione del linguaggio. Una lesione circoscritta nel giro fusiforme può impedire di riconoscere i volti. Se il 90% del tessuto fosse una riserva dormiente, la maggior parte delle lesioni dovrebbe passare inosservata. Accade l'opposto.
La stimolazione diretta. Durante gli interventi di neurochirurgia su pazienti svegli, possibili perché il cervello non ha recettori del dolore, i chirurghi stimolano la corteccia con piccoli impulsi elettrici per mappare le funzioni da risparmiare. In decenni di interventi non sono emerse zone "mute" che non producano alcuna risposta.
Le immagini cerebrali. EEG, magnetoencefalografia, PET e risonanza magnetica funzionale hanno localizzato moltissime funzioni. Le famose macchie colorate delle immagini fMRI possono trarre in inganno: mostrano dove l'attività cresce rispetto a una condizione di confronto, non le uniche aree accese. Il resto del cervello non è spento, sta solo facendo altro. Marcus Raichle e colleghi (2001, PNAS) hanno descritto una "modalità predefinita" del cervello: una rete di aree molto attive proprio quando non stiamo facendo nulla di particolare, per esempio quando la mente vaga.
Il conto energetico. Il cervello pesa circa il 2% del corpo ma consuma circa il 20% dell'energia, come ricorda Thomas Ramsøy nel suo manuale di neuromarketing (2014). David Attwell e Simon Laughlin (2001) hanno calcolato nel dettaglio il "bilancio energetico" della materia grigia: la gran parte se ne va nei segnali tra neuroni. Un organo così caro da mantenere, che per giunta rende il parto più difficile per via delle dimensioni della testa, non sarebbe stato conservato dalla selezione naturale se quasi tutto restasse inutilizzato.
Le cellule. Frederico Azevedo, Suzana Herculano-Houzel e colleghi (2009) hanno contato circa 86 miliardi di neuroni nel cervello umano adulto. Non esiste un deposito di neuroni di riserva in attesa di essere "attivati". Esiste invece un fenomeno che può confondere: in ogni singolo istante solo una piccola parte dei neuroni scarica intensamente. Peter Lennie (2003) ha mostrato che è una conseguenza del costo energetico dei segnali: il cervello lavora in modo parsimonioso, e informazioni diverse attivano gruppi diversi di neuroni. È la differenza tra un pianoforte in cui ogni tasto serve, ma non li suoni tutti insieme, e un pianoforte con il 90% dei tasti rotti.
Perché il cervello ci casca
Il mito del 10% sopravvive per ragioni psicologiche più che informative.
La prima è che è una promessa. Dire a qualcuno che ha un enorme potenziale inutilizzato è lusinghiero, e chi vende corsi, integratori o metodi miracolosi ha tutto l'interesse a ripeterlo. Un messaggio che ci fa sentire bene viene accettato con meno controlli: è il terreno del bias di conferma e del bias di ottimismo.
La seconda è la ripetizione. Abbiamo sentito la frase al cinema, nei talk show, da un insegnante. Più un'affermazione è familiare, più ci sembra vera, anche se non ne ricordiamo la fonte. È l'illusione di verità, e il 10% ne è un esempio da manuale.
La terza è che contiene un numero. Una percentuale precisa suona scientifica. "Usiamo poco il nostro potenziale" è un'opinione, "usiamo il 10%" sembra una misura. Lo stesso trucco regge altri miti di questo sito, come quello del 95% delle decisioni inconsce.
La quarta è un'esperienza reale interpretata male. Tutti abbiamo provato la sensazione di poter fare di più: imparare una lingua, concentrarci meglio, ricordare di più. Quella sensazione è vera, ma riguarda l'allenamento, le abitudini e il sonno, non aree cerebrali dormienti.
Cosa significa in pratica
- Studio e lavoro. Non esiste una pillola o un audio che "sblocchi" il 90% mancante. Migliorare in una materia richiede pratica distribuita nel tempo, test su se stessi e sonno a sufficienza. Sono strategie noiose, ma sono quelle che hanno prove alle spalle, come raccontiamo negli approfondimenti sull'effetto test e sul sonno e la memoria.
- Marketing e prezzi. Se un prodotto promette di "attivare il potenziale nascosto del cervello", è un segnale d'allarme. Spesso lo stesso venditore propone anche giochi di allenamento mentale miracolosi: ne parliamo nell'approfondimento sul brain training.
- Web e app. Corsi online, app di "potenziamento cognitivo" e video motivazionali usano il 10% come gancio. Se lo trovi nella prima riga di una pagina di vendita, il resto della pagina merita la stessa diffidenza.
- Difesa da manipolazioni. Il mito è un ottimo test. Chi lo cita come fatto scientifico ti sta dicendo qualcosa sulla qualità delle sue fonti. Vale per formatori, coach e anche per i contenuti generati dall'intelligenza artificiale, che a volte ripetono i neuromiti più diffusi con grande sicurezza.
- Cosa dire al suo posto. "Usiamo tutto il cervello, ma non tutto nello stesso momento. Possiamo usarlo meglio con allenamento, sonno e buone abitudini." È meno spettacolare, ma è vero.
Le domande che ci fanno
Allora usiamo il 100% del cervello in ogni momento? No, e non sarebbe una buona notizia. In ogni istante solo una parte dei neuroni è molto attiva, perché il cervello risparmia energia e codifica informazioni diverse con gruppi diversi. Un'attivazione simultanea e diffusa di quasi tutti i neuroni assomiglia piuttosto a una crisi epilettica.
Perché le immagini del cervello mostrano solo alcune zone accese? Perché quelle immagini mostrano le differenze tra due condizioni, per esempio leggere e guardare uno schermo vuoto. Le aree colorate sono quelle in cui l'attività cresce di più durante il compito. Le altre lavorano lo stesso.
Ci sono persone che vivono con una parte di cervello in meno? Sì, per esempio dopo interventi chirurgici nell'infanzia. Il cervello giovane può riorganizzarsi in modo notevole. Questo dimostra la sua plasticità, non che il tessuto rimosso fosse inutile: di solito qualche deficit resta, e il recupero richiede anni di adattamento.
Einstein l'ha detto davvero? Non risulta. Gli archivi Einstein non hanno trovato alcuna fonte per questa frase, come riporta Beyerstein.
Per approfondire
- La scheda del quiz
- Illusione di verità
- Bias di conferma
- Il "95% delle decisioni è inconscio" non ha una fonte
- I giochi di allenamento cerebrale non aumentano l'intelligenza
- Non esistono persone "cervello destro" o "cervello sinistro"
- Falso mito o scienza? Il quiz
Fonti
- Beyerstein B. L. (1999). Whence cometh the myth that we only use 10% of our brains? In S. Della Sala (a cura di), Mind Myths: Exploring Popular Assumptions About the Mind and Brain. Wiley. https://books.google.com/books/about/Mind_Myths.html?id=ldd9AAAAMAAJ
- Beyerstein B. L. Do we really use only 10 percent of our brains? Scientific American, Ask the Experts. https://www.scientificamerican.com/article/do-we-really-use-only-10/
- Dekker S., Lee N. C., Howard-Jones P., Jolles J. (2012). Neuromyths in education: Prevalence and predictors of misconceptions among teachers. Frontiers in Psychology, 3, 429. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2012.00429
- Raichle M. E., MacLeod A. M., Snyder A. Z., Powers W. J., Gusnard D. A., Shulman G. L. (2001). A default mode of brain function. Proceedings of the National Academy of Sciences, 98(2), 676-682. https://doi.org/10.1073/pnas.98.2.676
- Attwell D., Laughlin S. B. (2001). An energy budget for signaling in the grey matter of the brain. Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism, 21(10), 1133-1145. https://doi.org/10.1097/00004647-200110000-00001
- Azevedo F. A. C., Carvalho L. R. B., Grinberg L. T. et al. (2009). Equal numbers of neuronal and nonneuronal cells make the human brain an isometrically scaled-up primate brain. Journal of Comparative Neurology, 513(5), 532-541. https://doi.org/10.1002/cne.21974
- Lennie P. (2003). The cost of cortical computation. Current Biology, 13(6), 493-497. https://doi.org/10.1016/S0960-9822(03)00135-0
- Ramsøy T. Z. (2014). Introduction to Neuromarketing & Consumer Neuroscience. Neurons Inc. https://books.google.com/books/about/Introduction_to_Neuromarketing_Consumer.html?id=hMrdsgEACAAJ