neuroscienza.comArticoli · Bias cognitivi

Bias di conferma: perché cerchiamo solo le prove che ci danno ragione

Cerchiamo, notiamo e ricordiamo ciò che conferma quello che già pensiamo. È uno dei bias più solidi, e truffatori e venditori lo sanno.

Solidabiasdecisionefiduciainganno
Una lente d'ingrandimento illumina solo i punti che confermano un'idea, mentre gli altri restano al buio

Aprile 2013. Due bombe esplodono al traguardo della maratona di Boston. Su Reddit migliaia di persone si mettono a esaminare le foto della folla, ingrandimento dopo ingrandimento. Cercano zaini, sguardi, mani in tasca. Presto emerge un nome: Sunil Tripathi, uno studente di 22 anni scomparso da settimane. Ogni dettaglio sembra combaciare. Lui non c'entrava nulla. Nessuno di quegli utenti voleva fare del male. Volevano aiutare. Eppure, una volta trovato un sospetto, ogni nuova foto diventava una conferma. Ti è mai successo di convincerti di qualcosa e poi vedere prove ovunque? Ecco come funziona, e come difendersi.

In breve

Il bias di conferma è la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo che confermino ciò che crediamo già. Non mentiamo a noi stessi di proposito. Le prove a favore ci sembrano solo più chiare, più convincenti e più facili da trovare.

🟢 Solida: decenni di esperimenti con metodi diversi e una meta-analisi su larga scala arrivano alla stessa conclusione.

L'esperimento che l'ha scoperto

Inizio anni Sessanta. Lo psicologo britannico Peter Wason propone ai suoi studenti un gioco semplice. "La terna 2-4-6 segue una regola. Scopritela proponendo altre terne: vi dirò se rispettano la regola o no. Quando siete sicuri, annunciatela."

Quasi tutti partono da un'idea ovvia: numeri pari che crescono di due. E propongono terne che la confermano: 8-10-12, 20-22-24. Sì, sì, sì. Si sentono sempre più sicuri. Annunciano la regola. Sbagliata.

La regola vera era molto più ampia: "tre numeri in ordine crescente". Per scoprirla bastava provare una terna che avrebbe potuto smentire l'ipotesi, come 1-2-3 o 5-17-40. Ma pochi lo facevano. Wason, nel suo articolo del 1960 sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, notò che i partecipanti sceglievano soprattutto casi che confermavano la loro ipotesi. Molti continuavano a farlo anche dopo aver sbagliato.

Il punto non è la stupidità. È la strategia. Cerchiamo il "sì" che ci rassicura, non il "no" che ci insegnerebbe qualcosa.

Nel 1979 Charles Lord, Lee Ross e Mark Lepper portarono l'idea su un terreno caldo. Fecero leggere a favorevoli e contrari alla pena di morte due studi inventati, uno a favore e uno contro. Ciascuno trovava più rigoroso lo studio che gli dava ragione e pieno di difetti quello opposto. Le stesse regole di metodo, applicate a due pesi e due misure.

Cosa dice la ricerca oggi

La revisione classica di Raymond Nickerson (Review of General Psychology, 1998) descrive il bias di conferma come un fenomeno "dalle molte facce": ricerca selettiva, interpretazione di parte, memoria selettiva.

Il dato più solido viene da una meta-analisi di William Hart e colleghi (Psychological Bulletin, 2009) sull'esposizione selettiva. Quando possiamo scegliere cosa leggere, preferiamo le informazioni che ci danno ragione. L'effetto è moderato (d = 0,36), quindi reale ma non assoluto. Si riduce quando l'argomento ci tocca poco o quando le informazioni a favore sono di scarsa qualità. E si inverte quando le informazioni contrarie ci servono per raggiungere un obiettivo concreto. Quando sbagliare costa, diventiamo più curiosi.

Una parte dello studio del 1979 invece non ha retto. L'idea che leggere prove miste renda tutti più estremi ("polarizzazione") è stata ridimensionata. Andrew Guess e Alexander Coppock (British Journal of Political Science, 2020) hanno trovato poche tracce dell'effetto "boomerang": di solito le persone si spostano un po' nella direzione delle prove, anche quando non gli piacciono. La valutazione a due pesi e due misure, invece, regge.

Perché il cervello ci casca

Pensare costa. Partire da un'ipotesi e controllare se funziona è più rapido che esaminare tutte le alternative. Kahneman descrive il pensiero veloce (Sistema 1) come una macchina che costruisce storie coerenti con ciò che ha davanti. Non va a cercare ciò che manca.

Poi c'è la motivazione. Le nostre idee sono legate a identità, gruppo e scelte già fatte. Una prova contraria non è solo un dato: è una piccola minaccia. La esaminiamo con la lente, mentre quella favorevole passa senza controlli. Maria Konnikova, in The Confidence Game, lo collega alla riduzione della dissonanza: cambiare la nostra lettura dei fatti è più facile che cambiare idea.

Infine la memoria. Ricordiamo meglio i casi che quadrano con la nostra teoria. Le eccezioni scivolano via.

Casi reali

Boston 2013, la caccia su Reddit. Dopo l'attentato, alcuni utenti analizzarono le foto alla ricerca di "personaggi sospetti". Il nome di Sunil Tripathi circolò come quello di un sospettato, rilanciato anche da falsi messaggi su presunti annunci della polizia. Era innocente. Il direttore generale di Reddit, Erik Martin, si scusò pubblicamente: alcune attività sul sito avevano "alimentato cacce alle streghe online e speculazioni pericolose". Leva: un'ipotesi iniziale che trasforma dettagli ambigui in prove. Fonti: NPR, The Register.

Iraq, le armi che non c'erano. Nel luglio 2004 la Commissione Intelligence del Senato USA concluse che l'intelligence aveva sofferto di una "presunzione collettiva" che l'Iraq avesse programmi attivi di armi di distruzione di massa. Gli analisti avevano letto prove ambigue come conclusive e avevano minimizzato quelle contrarie. Il presidente della commissione parlò di "pensiero di gruppo". Fonte: CBC.

L'impronta sbagliata di Madrid. Dopo gli attentati ai treni di Madrid del 2004, l'FBI attribuì un'impronta digitale all'avvocato americano Brandon Mayfield. Era sbagliata: la polizia spagnola la ricondusse a un cittadino algerino. Il rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento di Giustizia parla di "ragionamento circolare": i dettagli delle impronte di Mayfield guidavano la lettura delle zone poco chiare dell'impronta trovata. E di eccessiva fiducia, che portò a non prendere sul serio il disaccordo degli spagnoli. Fonte: OIG, Dipartimento di Giustizia USA.

Nella vita di tutti i giorni

Se lo usi tu: la versione onesta

Puoi lavorare con il bias di conferma senza sfruttarlo. In comunicazione significa partire da ciò che il pubblico già sa e crede vero, per poi aggiungere il nuovo. Una buona spiegazione "aggancia" la conoscenza esistente. Nei testi di vendita significa mostrare prove concrete che confermano una promessa reale, non selezionare solo le recensioni migliori nascondendo le altre.

Il test della trasparenza: se il lettore sapesse che hai mostrato solo i dati a favore, si sentirebbe ingannato? Se sì, aggiungi i limiti. Paradossalmente, ammettere un difetto aumenta la credibilità di tutto il resto.

Nelle relazioni vale lo stesso. Puoi scegliere di notare apposta le cose buone che fa il partner. È un uso consapevole dell'attenzione, purché non diventi un modo per ignorare problemi seri.

Come difendersi

Mettiti alla prova

Hai in mano quattro carte. Ognuna ha una lettera da un lato e un numero dall'altro. Vedi: E, K, 4, 7. La regola da controllare è: "Se una carta ha una vocale da un lato, ha un numero pari dall'altro". Quali carte devi girare, e solo quelle, per verificarla?

Soluzione. E e 7. La E perché se dietro c'è un dispari la regola cade. Il 7 perché se dietro c'è una vocale la regola cade. Quasi tutti scelgono E e 4: ma il 4 può solo confermare, non smentire. È il compito di selezione di Wason, il fratello del 2-4-6.

Per approfondire

Fonti

  1. Wason, P. C. (1960). On the failure to eliminate hypotheses in a conceptual task. Quarterly Journal of Experimental Psychology, 12(3), 129-140.
  2. Necrologio di Peter Wason (2003), modeltheory.org. https://modeltheory.org/papers/2003Wason-obit.pdf
  3. Lord, C. G., Ross, L., & Lepper, M. R. (1979). Biased assimilation and attitude polarization. Journal of Personality and Social Psychology, 37(11), 2098-2109.
  4. Lord, C. G., Lepper, M. R., & Preston, E. (1984). Considering the opposite: A corrective strategy for social judgment. Journal of Personality and Social Psychology, 47(6), 1231-1243.
  5. Nickerson, R. S. (1998). Confirmation bias: A ubiquitous phenomenon in many guises. Review of General Psychology, 2(2), 175-220.
  6. Hart, W., Albarracín, D., Eagly, A. H., et al. (2009). Feeling validated versus being correct: A meta-analysis of selective exposure to information. Psychological Bulletin, 135(4), 555-588. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19586162/
  7. Guess, A., & Coppock, A. (2020). Does counter-attitudinal information cause backlash? British Journal of Political Science, 50(4), 1497-1515.
  8. NPR (23/04/2013). Social Media's Rush To Judgment In The Boston Bombings. https://www.npr.org/sections/alltechconsidered/2013/04/23/178556269/Social-Medias-Rush-To-Judgment-In-The-Boston-Bombings
  9. The Register (24/04/2013). Reddit apologises for Boston bombing witch hunt. https://www.theregister.com/2013/04/24/reddit_apology_boston
  10. CBC News (09/07/2004). Senate Intelligence Committee report on Iraq. https://www.cbc.ca/news2/background/iraq/intelligencereport.html
  11. U.S. Department of Justice, Office of the Inspector General (2006). A Review of the FBI's Handling of the Brandon Mayfield Case, cap. 7. https://oig.justice.gov/sites/default/files/legacy/special/s0601/Chapter7.pdf
  12. Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Mondadori.
  13. Konnikova, M. (2016). The Confidence Game. Viking.