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Bias di ottimismo: a me non succederà

Ci aspettiamo più cose belle e meno guai degli altri, e sottostimiamo tempi e costi. Un motore utile per agire, ma anche un punto cieco che progetti e truffatori sfruttano.

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Una figura con occhiali rosati guarda un sentiero luminoso mentre alle sue spalle si addensa una nuvola di neuroni

Ti siedi con il cliente, o con il tuo socio, o da solo davanti a un foglio bianco. Il nuovo sito sarà online in tre settimane. Testi, foto, pagamento, due pagine di prodotto. Cosa può andare storto?

Tutto, si scopre. Le foto arrivano tardi. Il plugin dei pagamenti non parla con il tema. Il cliente cambia idea sul logo. Tre settimane diventano tre mesi, e il preventivo è già stato firmato.

La cosa curiosa non è che succeda. È che succede ogni volta, e ogni volta la stima successiva è di nuovo tre settimane. Lo stesso accade quando due persone si sposano convinte che il divorzio sia una cosa da statistiche, o quando un investitore pensa che la truffa capiti agli ingenui.

Perché impariamo così poco dai nostri ritardi? E perché la risposta riguarda anche il modo in cui il cervello ascolta le buone e le cattive notizie?

In breve

Tendiamo a pensare che a noi capiteranno più cose belle e meno disgrazie rispetto alla media. Lo stesso ottimismo ci fa sottostimare tempi e costi dei nostri progetti. È utile per partire, pericoloso quando si firma un contratto.

🟡 Promettente: la fallacia della pianificazione è molto solida. Quanto l'ottimismo sui rischi personali sia davvero un errore, e quanto dipenda da come lo misuriamo, è ancora oggetto di un dibattito vivace.

L'esperimento che l'ha scoperto

Nel 1980 lo psicologo Neil Weinstein chiese a studenti universitari di confrontarsi con i compagni. Quanto è probabile che tu trovi un buon lavoro, che compri casa, che abbia un infarto, che divorzi? In media si collocavano sopra la media per le cose belle e sotto la media per quelle brutte. Ognuno, da solo, può avere ragione. Un intero gruppo no: non tutti possono stare meglio della media (Journal of Personality and Social Psychology, 1980).

Quattordici anni dopo Roger Buehler, Dale Griffin e Michael Ross chiesero a studenti dell'ultimo anno quando avrebbero finito la tesi. La previsione media era 33,9 giorni. Il tempo reale fu 55,5 giorni. Solo circa il 30% finì entro la data indicata. Anche la stima "se tutto va male" si rivelò troppo rosea (Journal of Personality and Social Psychology, 1994). È la fallacia della pianificazione, un nome coniato da Kahneman e Tversky.

Cosa dice la ricerca oggi

Qui c'è un dibattito che vale la pena raccontare, perché mostra come lavora la scienza.

Nel 2011 Tali Sharot, Christoph Korn e Raymond Dolan (Nature Neuroscience) proposero un meccanismo: quando scopriamo che un rischio è minore del previsto aggiorniamo volentieri la stima, quando scopriamo che è maggiore la aggiorniamo meno. Le buone notizie entrano, le cattive rimbalzano.

Già nello stesso anno Adam Harris e Ulrike Hahn (Psychological Review) avevano mostrato che parte dell'ottimismo "comparativo" misurato con i questionari classici può nascere da artefatti statistici, per esempio con eventi rari. Nel 2016 Punit Shah, Harris, Hahn e colleghi (Cognitive Psychology) hanno attaccato anche l'aggiornamento asimmetrico: con simulazioni e cinque esperimenti hanno concluso che il pattern può essere un artefatto del compito e che non esisteva ancora un test robusto.

Neil Garrett e Sharot (Consciousness and Cognition, 2017) hanno risposto con tre controprove: corretti alcuni problemi negli esperimenti critici, l'asimmetria ricompare, e le persone aggiornano in modo più vicino alla regola statistica corretta dopo le buone notizie che dopo le cattive. Altri gruppi hanno trovato l'asimmetria per gli eventi negativi ma risultati incerti per quelli positivi (Marks e Baines, 2017). Una replica indipendente (Hobbs e colleghi, Royal Society Open Science, 2022) ha confermato l'aggiornamento ottimistico per gli eventi negativi nelle persone sane, e ha visto che manca in chi soffre di depressione.

Il quadro, oggi: l'aggiornamento asimmetrico per gli eventi negativi ha retto a repliche indipendenti, ma il metodo di misura resta contestato e per gli eventi positivi la questione è aperta. Per questo il semaforo resta giallo.

Perché il cervello ci casca

Un po' di ottimismo serve: motiva, riduce l'ansia, spinge a provare. Chi fosse realistico al cento per cento forse non aprirebbe mai un'attività.

Quando pianifichiamo, immaginiamo uno scenario. E lo scenario che costruiamo è quello in cui le cose filano lisce. Gli imprevisti non li vediamo perché non sono ancora accaduti, e sono troppi per elencarli. Kahneman chiama questo errore visione interna: guardiamo il nostro caso da dentro, invece di chiederci quanto ci hanno messo progetti simili.

Conta anche il senso di controllo. Siamo più ottimisti sugli eventi che crediamo di poter governare, come guidare o gestire i soldi. Maria Konnikova, in The Confidence Game, ricorda gli studi di Linda Perloff e Barbara Fetzer (1986): le persone stimano sistematicamente il proprio rischio più basso di quello della persona "media".

Casi reali

1. La Sydney Opera House. Doveva essere pronta nel 1963 e costare 7 milioni di dollari australiani. Una versione ridotta aprì nel 1973 e costò 102 milioni: più di 14 volte la prima stima. Il Guinness dei primati la indica come il maggiore aumento proporzionale di costo per un edificio. La leva: una stima fatta guardando il progetto da dentro, senza confronto con casi simili.

2. L'aeroporto di Berlino Brandeburgo. Apertura prevista nell'ottobre 2011, apertura reale il 31 ottobre 2020. Budget iniziale 2,83 miliardi di euro, costo finale stimato vicino ai 10 miliardi. Ogni nuova data era annunciata con la stessa sicurezza della precedente.

3. Il divorzio è per gli altri. Lynn Baker e Robert Emery (Law and Human Behavior, 1993) intervistarono 137 persone in Virginia mentre chiedevano la licenza di matrimonio. Stima mediana della percentuale di matrimoni che finiscono in divorzio: 50%. Stima mediana della propria probabilità di divorziare: 0%. Solo l'1,5% era interessato a un accordo prematrimoniale. Un corso di diritto di famiglia aumentava le conoscenze, ma non riduceva l'ottimismo sul proprio matrimonio.

4. La palestra del te futuro. DellaVigna e Malmendier (American Economic Review, 2006) hanno visto che chi sceglie l'abbonamento mensile paga oltre 17 dollari a ingresso, contro i 10 del carnet. Ci si iscrive pensando a quante volte si andrà, non a quante si è andati.

Nella vita di tutti i giorni

Marketing e prezzi. Abbonamenti annuali, corsi online, software "che userò tutti i giorni". Molti modelli di business guadagnano proprio sulla distanza tra l'uso previsto e quello reale.

Web e app. "Lo disdico prima che finisca la prova." E i progetti web: il sito "pronto in tre settimane", la migrazione "che si fa in un weekend", il lancio fissato prima di aver testato i pagamenti. Chi lavora nel digitale conosce bene la battuta: il primo 90% del lavoro prende il 90% del tempo, l'ultimo 10% prende l'altro 90%.

Relazioni. Le coppie che si sposano stimano bassissimo il proprio rischio di separazione. Utile per l'impegno, rischioso se impedisce di parlare di soldi, figli e conflitti prima che diventino crisi.

Manipolazione e truffe. "Io non ci cascherei mai" è la frase preferita dei truffatori. Konnikova descrive la fase del "convincitore": la truffa ti fa vincere un po' all'inizio, e il tuo ottimismo fa il resto. Rendimenti troppo alti sembrano credibili se pensi di essere più furbo della media.

Se lo usi tu: la versione onesta

Il test della trasparenza: se il cliente sapesse che il tuo prezzo conta sul fatto che non userà il servizio, andrebbe bene lo stesso? Se la risposta è no, il modello è da rivedere.

Come difendersi

  1. Usa la visione esterna. Prima di stimare, chiediti: quanto ci hanno messo, e quanto sono costati, progetti simili? Parti da lì e aggiusta.
  2. Fai il pre-mortem. Lo psicologo Gary Klein (Harvard Business Review, 2007) propone di immaginare che il progetto sia già fallito e di scrivere perché. Si basa su studi di Mitchell, Russo e Pennington (1989) sulla "prospettiva retrospettiva": immaginare che un evento sia già successo aiuta a trovarne le cause.
  3. Guarda le statistiche di base prima della tua sensazione, per salute, soldi e relazioni.
  4. Metti il margine per iscritto. Un buffer dichiarato non è pessimismo, è esperienza.
  5. Diffida di chi ti dice che sei speciale proprio mentre ti chiede soldi.

Mettiti alla prova

Pensa all'ultimo progetto che hai finito: un trasloco, un sito, una ristrutturazione, un esame. Scrivi quanto pensavi di metterci all'inizio e quanto ci hai messo davvero. Ora fai lo stesso per altri due progetti. Calcola il rapporto medio tra tempo reale e tempo previsto.

Soluzione. Se sei come gli studenti di Buehler, il rapporto è intorno a 1,6. Quel numero è il tuo moltiplicatore personale. La prossima volta che stimi "tre settimane", moltiplica. Non è sfiducia in te stesso: è usare i tuoi dati invece del tuo umore.

Per approfondire

Fonti

  1. Weinstein, N. D. (1980). Unrealistic optimism about future life events. Journal of Personality and Social Psychology, 39(5), 806-820.
  2. Buehler, R., Griffin, D., & Ross, M. (1994). Exploring the "planning fallacy": Why people underestimate their task completion times. Journal of Personality and Social Psychology, 67(3), 366-381.
  3. Sharot, T., Korn, C. W., & Dolan, R. J. (2011). How unrealistic optimism is maintained in the face of reality. Nature Neuroscience, 14(11), 1475-1479.
  4. Harris, A. J. L., & Hahn, U. (2011). Unrealistic optimism about future life events: A cautionary note. Psychological Review, 118(1), 135-154.
  5. Shah, P., Harris, A. J. L., Bird, G., Catmur, C., & Hahn, U. (2016). A pessimistic view of optimistic belief updating. Cognitive Psychology, 90, 71-127. https://research.birmingham.ac.uk/en/publications/a-pessimistic-view-of-optimistic-belief-updating
  6. Garrett, N., & Sharot, T. (2017). Optimistic update bias holds firm: Three tests of robustness following Shah et al. Consciousness and Cognition, 50, 12-22. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5380127
  7. Garrett, N., & Sharot, T. (2014). How robust is the optimistic update bias for estimating self-risk and population base rates? PLoS One, 9(6), e98848. https://ueaeprints.uea.ac.uk/id/eprint/81630
  8. Marks, J., & Baines, S. (2017). Optimistic belief updating despite inclusion of positive life events. Manoscritto accettato. https://bura.brunel.ac.uk/bitstream/2438/32260/3/FullText.pdf
  9. Hobbs, C., Vozarova, P., Sabharwal, A., Shah, P., & Button, K. (2022). Is depression associated with reduced optimistic belief updating? Royal Society Open Science, 9(2). https://doaj.org/article/dde2eac748a446ea804c097530767e4f
  10. Dricu, M., Bührer, S., Moser, D. A., & Aue, T. (2023). Asymmetrical update of beliefs about future outcomes is driven by outcome valence and social group membership. International Review of Social Psychology, 36(1). https://doaj.org/article/6ee4e25ffd4a477f907f11d5cce8d731
  11. Baker, L. A., & Emery, R. E. (1993). When every relationship is above average: Perceptions and expectations of divorce at the time of marriage. Law and Human Behavior, 17(4), 439-450. https://law.utexas.edu/faculty/uploads/publication_files/17-law-human-behavior-439-nc.pdf
  12. DellaVigna, S., & Malmendier, U. (2006). Paying not to go to the gym. American Economic Review, 96(3), 694-719. https://eml.berkeley.edu/%7Eulrike/Papers/gym.pdf
  13. Klein, G. (2007). Performing a project premortem. Harvard Business Review, 85(9), 18-19. Sintesi: https://archive.phf.org/resourcestools/Documents/Pre_Mortem_Analysis.pdf
  14. Planning fallacy (Sydney Opera House, aeroporto di Berlino Brandeburgo, dati di Buehler et al.), Wikipedia. https://en.wikipedia.org/wiki/Planning_fallacy
  15. Largest proportional increase in cost for a building project, Guinness World Records. https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/382062-largest-proportional-increase-in-cost-for-a-building-project
  16. Konnikova, M. (2016). The Confidence Game. Viking.
  17. Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Mondadori.