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Un decimo di secondo per giudicare un volto: veloci sì, accurati no

In 100 millisecondi decidiamo se una faccia ispira fiducia, e più tempo cambia poco. Ma quei giudizi istantanei sono spesso sbagliati, e pesano su voti, sentenze e appuntamenti.

Solidafiduciabiascervelloattenzione

Stai scorrendo un'app di incontri. Una foto, un'altra, un'altra ancora. A volte decidi prima ancora di aver letto il nome: "Questa persona sembra simpatica", "Questo ha l'aria poco raccomandabile". Lo stesso succede quando entri in una sala d'attesa, quando un nuovo collega si presenta, quando guardi i manifesti elettorali per strada.

Quanto ci mettiamo davvero a farci un'idea di qualcuno solo dalla faccia? E, soprattutto, quelle impressioni valgono qualcosa? La prima domanda ha una risposta sorprendentemente precisa. La seconda, una risposta scomoda.

In breve

Bastano circa 100 millisecondi, un decimo di secondo, perché ci formiamo un'impressione di affidabilità, competenza o simpatia di un volto sconosciuto. I giudizi dati così in fretta coincidono quasi con quelli dati senza limiti di tempo: più tempo aumenta soprattutto la sicurezza. Ma la velocità non va confusa con l'accuratezza. Le ricerche successive mostrano che questi giudizi dicono poco sul carattere reale delle persone.

🟢 Solida. La rapidità del giudizio sui volti è stata confermata da più laboratori e con metodi diversi; la sua scarsa accuratezza è altrettanto documentata.

L'esperimento

Princeton, primi anni Duemila. Janine Willis, allora studentessa, e lo psicologo Alexander Todorov si chiedono quanto tempo serva per farsi un'idea di qualcuno dalla sua faccia. Vogliono scendere molto al di sotto dei pochi secondi.

Preparano fotografie di volti di attori sconosciuti, ripresi con espressione neutra. Un primo gruppo di persone li valuta con tutta calma, senza limiti di tempo, su cinque tratti: attrattività, simpatia, affidabilità, competenza e aggressività. Quelle valutazioni diventano il punto di riferimento.

Poi arriva il test vero. Altri studenti vedono gli stessi volti per pochissimo: 100 millisecondi, 500 millisecondi o un secondo intero. Subito dopo devono dire, per esempio, se la persona sembra affidabile e quanto sono sicuri della risposta. In tutto, secondo il comunicato di Princeton, partecipano circa 200 persone, e in uno degli esperimenti i volti sono 66. Lo studio è composto da cinque esperimenti, uno per ciascun tratto.

Il risultato, pubblicato nel 2006 su Psychological Science, è netto. I giudizi dati dopo 100 millisecondi sono fortemente correlati con quelli dati senza limiti di tempo. La correlazione più alta riguarda proprio l'affidabilità. Allungare l'esposizione a mezzo secondo o a un secondo non aumenta in modo significativo questa corrispondenza. Cambiano altre cose: passando da 100 a 500 millisecondi i giudizi diventano un po' più negativi, le risposte più rapide e la fiducia nel proprio giudizio cresce. Con più tempo le impressioni diventano anche più sfumate.

Todorov lo ha riassunto così: con più tempo, il giudizio fondamentale sui volti non cambiava; gli osservatori diventavano semplicemente più sicuri. E aggiungeva una nota di cautela che spesso viene dimenticata: il legame tra tratti del viso e carattere "potrebbe essere al massimo tenue".

Cosa dice la ricerca oggi

Ancora più veloci. Nello stesso anno Moshe Bar, Maital Neta e Heather Linz, su Emotion, mostrano che giudizi coerenti di minaccia si formano con le informazioni disponibili nei primi 39 millisecondi. I giudizi di intelligenza, invece, erano meno coerenti alla stessa velocità. Gli autori ne deducono che i tratti legati alla sopravvivenza vengono valutati per primi.

Le due dimensioni del volto. Nikolaas Oosterhof e Todorov (PNAS, 2008) analizzano molti giudizi di volti neutri e trovano che si riducono a due dimensioni principali: una di valenza, ben rappresentata dall'affidabilità ("questa persona ha buone o cattive intenzioni?"), e una di dominanza ("è in grado di farmi del male?"). La prima risponde a tratti simili alle espressioni emotive, come un accenno di sorriso; la seconda a segnali di forza fisica. Daniel Kahneman, in Pensieri lenti e veloci, cita proprio questi lavori: un mento quadrato con una bocca piegata all'ingiù "promette guai", anche se nessuno dei due tratti è un indizio affidabile.

Vale in tutto il mondo? Nel 2021 un enorme progetto collaborativo, lo Psychological Science Accelerator guidato da Ben Jones e colleghi, ha testato il modello in 41 Paesi e 11 regioni del mondo, con 11.570 partecipanti (Nature Human Behaviour). Con il metodo originale le due dimensioni emergono quasi ovunque. Con un'analisi più flessibile, che permette alle dimensioni di essere correlate, la generalizzazione è molto minore. In sintesi: giudicare i volti in fretta è universale, il modo esatto in cui organizziamo quei giudizi lo è meno.

Conseguenze reali: le elezioni. Todorov e colleghi (Science, 2005) mostrano a degli studenti coppie di volti di candidati al Congresso americano, per un secondo, chiedendo chi sembri più competente. Nelle elezioni del 2004 per il Senato, il candidato giudicato più competente ha vinto nel 68,8% dei casi. Kahneman riporta che il risultato è stato confermato in altri Paesi e che l'effetto è più forte negli elettori poco informati che guardano molta televisione.

Conseguenze reali: i tribunali. John Paul Wilson e Nicholas Rule (Psychological Science, 2015) hanno fatto valutare a 208 adulti l'affidabilità dei volti di 371 detenuti della Florida condannati per omicidio di primo grado. I condannati a morte erano giudicati meno affidabili di quelli condannati all'ergastolo, anche tenendo conto di attrattività, maturità del volto e altre caratteristiche. Lo stesso legame compariva tra persone poi scagionate.

Ma sono giudizi accurati? Qui arriva la parte scomoda. Christopher Olivola e Todorov (Journal of Experimental Social Psychology, 2010) hanno analizzato oltre un milione di giudizi basati sull'aspetto, raccolti su un sito web, più un esperimento con oltre mille partecipanti. Le persone indovinavano i tratti reali delle persone fotografate in modo meno accurato di quanto avrebbero fatto ignorando del tutto la faccia e affidandosi alle frequenze di base. L'aspetto, scrivono, viene "sovrappesato".

La stessa faccia, tante impressioni. Todorov e Jenny Porter (Psychological Science, 2014) hanno mostrato che le valutazioni di foto diverse della stessa persona variano tanto quanto quelle di persone diverse. Il giudizio non riguarda il volto, ma quella particolare immagine: luce, angolazione, espressione del momento. Anche con esposizioni di 40 millisecondi le persone sceglievano foto diverse a seconda dello scopo: un profilo di incontri, il cattivo di un film, una campagna elettorale.

Todorov ha raccolto questi risultati nel libro Face Value (2017), il cui messaggio centrale è che le prime impressioni sono irresistibili ma poco attendibili.

Come funziona

Il nostro sistema visivo è specializzato nei volti. Riconoscere in fretta se uno sconosciuto è amico o nemico aveva un valore enorme per la sopravvivenza, e il cervello ha sviluppato vie rapide per farlo. Bar e colleghi ipotizzano che queste valutazioni sfruttino le informazioni visive grossolane, le "basse frequenze spaziali", che arrivano prima dei dettagli.

Il meccanismo, secondo Oosterhof e Todorov, è una sovrageneralizzazione. Sappiamo leggere abbastanza bene le emozioni momentanee: un sorriso, una smorfia di rabbia. Il cervello applica la stessa lettura anche a volti neutri che somigliano vagamente a quelle espressioni. Una bocca con gli angoli naturalmente all'insù sembra "gentile". Sopracciglia basse sembrano "ostili". Lineamenti da bambino sembrano "ingenui". Ma la forma stabile di una faccia non è un'emozione, e tanto meno un carattere.

Kahneman descrive questi giudizi come tipici del Sistema 1: automatici, rapidi, impossibili da spegnere. Quando dobbiamo rispondere a una domanda difficile ("questo politico governerà bene?"), la sostituiamo con una facile ("ha l'aria competente?"). Il passo successivo è l'effetto alone: l'impressione iniziale colora tutto ciò che vediamo dopo, e cerchiamo conferme anziché smentite.

Niente di tutto questo richiede di parlare di "cervello rettiliano" o di un'amigdala che "decide al posto nostro". Si tratta di normali processi percettivi e di inferenze rapide, utili in media in certi contesti ma spesso sbagliate sulle singole persone.

Cosa significa in pratica

Relazioni e appuntamenti. Su un'app di incontri le persone decidono in un istante. La foto conta, ma conta la foto, non la persona: lo studio di Todorov e Porter mostra che scatti diversi della stessa persona producono impressioni molto diverse. Scegli foto con luce naturale e un'espressione rilassata, e fatti aiutare da qualcuno che non ti conosce, perché chi ti conosce non vede la foto ma te. Quando sei tu a giudicare, ricorda che "ha una faccia simpatica" non dice nulla su come ti tratterà.

Lavoro e selezione del personale. Le prime impressioni sui volti influenzano colloqui e promozioni. Le contromisure note sono semplici: colloqui strutturati con le stesse domande per tutti, valutazioni scritte prima del confronto con i colleghi, curriculum senza foto nelle prime fasi.

Marketing e web. Le foto di persone su un sito, una pagina "chi siamo" o un annuncio vengono giudicate in un lampo. Un volto con un'espressione leggermente sorridente tende a essere percepito come più affidabile. Ma testa le immagini sul tuo pubblico: le reazioni cambiano con il contesto e con lo scopo.

Politica e informazione. Sapere che il volto pesa sul voto aiuta a fermarsi: prima di farti un'opinione su un candidato, leggi cosa propone e cosa ha fatto.

Difesa dalle manipolazioni. I truffatori sentimentali usano foto rubate di persone attraenti e dall'aria rassicurante, scelte proprio per ispirare fiducia a prima vista. Una faccia "affidabile" non è una prova. Una ricerca inversa dell'immagine, una videochiamata e la verifica dei fatti valgono più di qualunque impressione.

Le domande che ci fanno

Quindi non posso fidarmi del mio istinto sulle persone? L'istinto basato sulla sola faccia è poco affidabile. Diventa più utile quando si basa su comportamenti osservati nel tempo: come una persona tratta gli altri, se mantiene la parola, come reagisce sotto stress.

Esistono volti "oggettivamente" affidabili? Esistono volti che la maggior parte delle persone giudica affidabili, ma questo dice qualcosa su chi giudica, non su chi viene giudicato. Gli studi sull'accuratezza mostrano che quei giudizi sono poco legati al carattere reale.

La prima impressione si può cambiare? Sì, ma serve più informazione che tempo. Guardare più a lungo la stessa foto cambia poco; conoscere la persona, vederla in situazioni diverse e ascoltarla cambia molto.

Vale anche per i video e le videochiamate? In video riceviamo più informazioni: movimento, voce, espressioni che cambiano. Il giudizio iniziale resta rapido, ma ha più materiale su cui correggersi. Una foto sola è la condizione peggiore.

Per approfondire

Fonti

  1. Willis J., Todorov A. (2006). First impressions: Making up your mind after a 100-ms exposure to a face. Psychological Science, 17(7), 592-598. https://doi.org/10.1111/j.1467-9280.2006.01750.x
  2. Bar M., Neta M., Linz H. (2006). Very first impressions. Emotion, 6(2), 269-278. https://doi.org/10.1037/1528-3542.6.2.269
  3. Todorov A., Mandisodza A. N., Goren A., Hall C. C. (2005). Inferences of competence from faces predict election outcomes. Science, 308(5728), 1623-1626. https://doi.org/10.1126/science.1110589
  4. Oosterhof N. N., Todorov A. (2008). The functional basis of face evaluation. Proceedings of the National Academy of Sciences, 105(32), 11087-11092. https://doi.org/10.1073/pnas.0805664105
  5. Olivola C. Y., Todorov A. (2010). Fooled by first impressions? Reexamining the diagnostic value of appearance-based inferences. Journal of Experimental Social Psychology, 46(2), 315-324. https://doi.org/10.1016/j.jesp.2009.12.002
  6. Todorov A., Porter J. M. (2014). Misleading first impressions: Different for different facial images of the same person. Psychological Science, 25(7), 1404-1417. https://doi.org/10.1177/0956797614532474
  7. Wilson J. P., Rule N. O. (2015). Facial trustworthiness predicts extreme criminal-sentencing outcomes. Psychological Science. https://doi.org/10.1177/0956797615590992
  8. Jones B. C. et al. (2021). To which world regions does the valence-dominance model of social perception apply? Nature Human Behaviour, 5(1), 159-169. https://doi.org/10.1038/s41562-020-01007-2
  9. Todorov A. (2017). Face Value: The Irresistible Influence of First Impressions. Princeton University Press. https://press.princeton.edu/books/hardcover/9780691167497/face-value
  10. Kahneman D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Mondadori, capitolo VIII "Come si formano i giudizi". https://www.mondadori.it/libri/pensieri-lenti-e-veloci-daniel-kahneman/
  11. Princeton University, "Snap judgments decide a face's character, psychologist finds" (2006): https://princeton.edu/news/2006/08/22/snap-judgments-decide-faces-character-psychologist-finds