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La dopamina non è la molecola del piacere: è il segnale della sorpresa

Registrando i neuroni delle scimmie, Wolfram Schultz scoprì che la dopamina risponde a ciò che è meglio del previsto. Cosa dice oggi la ricerca e perché conta per app, prezzi e relazioni.

Solidacervelloemozionidecisioneattenzione

Il primo stipendio dopo un aumento fa un effetto meraviglioso. Il secondo un po' meno. Al sesto è semplicemente "lo stipendio", e se un mese arriva in ritardo di due giorni ci sentiamo quasi derubati. Lo stesso succede con il primo messaggio di una persona che ci piace, con la notifica di un "mi piace" sotto una foto, con il dolce del ristorante che la prima volta ci aveva stupito. La cosa in sé non è cambiata: è cambiata la nostra previsione. Riviste e social chiamano spesso la dopamina "la molecola del piacere", e raccontano che ogni notifica ci regala una "dose". Ma se fosse solo piacere, perché la stessa ricompensa smette di emozionarci appena diventa prevedibile?

In breve

I neuroni che producono dopamina non segnalano soprattutto il piacere, ma la differenza tra ciò che ci aspettavamo e ciò che riceviamo: si attivano per una ricompensa migliore del previsto, restano tranquilli per una ricompensa attesa e calano quando la ricompensa manca.

🟢 Solida. L'errore di previsione della ricompensa è uno dei risultati più replicati delle neuroscienze, confermato da esperimenti causali. Il quadro completo è più ricco e ancora discusso, ma il nucleo regge.

L'esperimento

Negli anni Ottanta e Novanta il neurofisiologo Wolfram Schultz, all'Università di Friburgo in Svizzera, studia come i neuroni dopaminergici del mesencefalo rispondono durante l'apprendimento. Con microelettrodi sottilissimi registra l'attività di singoli neuroni in macachi svegli, impegnati in compiti semplici.

Il compito tipico è questo. Si accende una luce o si sente un suono, la scimmia preme una leva o aspetta, e poco dopo arriva una goccia di succo di frutta. All'inizio, quando l'animale non conosce ancora la regola, i neuroni dopaminergici producono una scarica proprio quando arriva il succo. Sembrerebbe la conferma della "molecola del piacere".

Poi succede qualcosa di inatteso. Man mano che la scimmia impara che il segnale annuncia il succo, la scarica si sposta. Compare all'accensione della luce e scompare al momento del succo, che pure continua ad arrivare ed è buono come prima. Come racconta Daniel Lieberman nel libro Dopamina (2018), l'evento sorprendente ora è il segnale, non il cibo: la ricompensa è diventata prevedibile. E se in una prova il succo non arriva, nell'istante esatto in cui era atteso l'attività dei neuroni scende sotto il livello di base.

Nel 1997 Schultz, insieme ai neuroscienziati computazionali Peter Dayan e Read Montague, pubblica su Science l'articolo che dà a queste osservazioni una cornice teorica. Il comportamento dei neuroni dopaminergici corrisponde quasi perfettamente a una quantità prevista da un algoritmo di apprendimento per rinforzo, chiamato apprendimento per differenze temporali: l'errore di previsione della ricompensa. In formula è semplice: ricompensa ricevuta meno ricompensa attesa. Positivo, la dopamina sale. Zero, nessun cambiamento. Negativo, la dopamina cala. Questo segnale serve a correggere le previsioni future: è un segnale di insegnamento.

Cosa dice la ricerca oggi

Il segnale è relativo. Robert Sapolsky, in Behave (2017), descrive un esperimento successivo del gruppo di Schultz. Le scimmie imparano ad aspettarsi 2 o 20 unità di ricompensa. Se ricevono a sorpresa il doppio, cioè 4 o 40, la scarica di dopamina è la stessa. Il sistema non misura la quantità assoluta, ma lo scarto rispetto a ciò che era previsto in quel contesto. Questo risultato è stato pubblicato da Philippe Tobler, Christopher Fiorillo e Schultz su Science nel 2005 con il nome di codifica adattiva.

L'incertezza attira. Christopher Fiorillo, Tobler e Schultz (2003, Science) hanno variato la probabilità che il succo arrivasse dopo il segnale. Quando la probabilità è del 50%, compare un'attività dopaminergica crescente nell'attesa, legata all'incertezza stessa. Sapolsky la collega al fascino del "forse" nel rinforzo intermittente, quello che rende così difficile smettere con le slot machine. È un'interpretazione suggestiva, ma il legame diretto con le dipendenze umane è più complesso.

Una prova causale. Fino al 2013 le prove erano soprattutto correlazioni: i neuroni si comportavano come un errore di previsione. Elizabeth Steinberg, Patricia Janak e colleghi (2013, Nature Neuroscience) hanno usato l'optogenetica, che permette di attivare neuroni specifici con impulsi di luce, in un paradigma chiamato "blocking". Normalmente, se un segnale già predice perfettamente una ricompensa, un secondo segnale aggiunto non viene appreso, perché non c'è sorpresa. Attivando artificialmente i neuroni dopaminergici al momento della ricompensa, i ratti imparavano anche il secondo segnale. Creare un errore di previsione "finto" bastava a produrre apprendimento.

Un codice più ricco. Will Dabney, Naoshige Uchida e colleghi di DeepMind e di Harvard (2020, Nature) hanno mostrato nei topi che i diversi neuroni dopaminergici non sono identici: alcuni sono "ottimisti" e altri "pessimisti" nelle loro previsioni. Insieme rappresentano non solo il valore medio atteso, ma l'intera distribuzione delle possibili ricompense, come in alcuni algoritmi di intelligenza artificiale.

Le voci critiche. Il modello non spiega tutto. Kent Berridge e Terry Robinson (1998) hanno mostrato che i ratti privati quasi del tutto di dopamina continuano a mostrare le espressioni facciali di gradimento per lo zucchero, ma smettono di cercarlo: per loro la dopamina riguarda soprattutto il "volere", la motivazione a ottenere, più che il "piacere" del consumo. Lieberman riporta un altro esperimento di Berridge: aumentando la dopamina, i topi consumano più acqua zuccherata senza mostrare più segni di apprezzamento. Più di recente Huijeong Jeong, Vijay Namboodiri e colleghi (2022, Science) hanno proposto che il rilascio di dopamina nel sistema mesolimbico rifletta un apprendimento "retrospettivo" delle cause delle ricompense, e hanno riportato esperimenti in cui l'errore di previsione classico non descriveva bene i dati. Il dibattito è aperto. Ma nessuna di queste critiche riporta in auge l'idea della dopamina come "molecola del piacere".

Come funziona

Il cervello è una macchina che prevede. Per sopravvivere conviene sapere in anticipo dove si trova il cibo, chi è affidabile, quale strada è sicura. Per migliorare le previsioni serve un segnale che dica "ti sei sbagliato, e di quanto". I neuroni dopaminergici del mesencefalo, nell'area tegmentale ventrale e nella substantia nigra, inviano proprio questo segnale a regioni come lo striato e la corteccia prefrontale, che usano l'informazione per aggiornare il valore atteso di segnali e azioni.

Ecco perché la ricompensa prevista non emoziona: non c'è nulla da imparare. Ed ecco perché la dopamina si sposta sui segnali che annunciano la ricompensa: la notifica, il suono della slot, la confezione del prodotto. Il segnale diventa desiderabile in sé, perché è lui ora a portare la notizia.

Due precisazioni evitano i neuromiti più comuni. La prima: non esiste una "dose di dopamina" a ogni notifica nel senso in cui la raccontano i social. Il rilascio dipende da quanto l'evento è inatteso e rilevante. La seconda: dopamina non è sinonimo di felicità. È più vicina alla spinta a cercare e a imparare. Il piacere del consumo coinvolge altri sistemi, come quello degli oppioidi endogeni studiato da Berridge.

Cosa significa in pratica

Le domande che ci fanno

Il "digiuno di dopamina" funziona? L'idea di "resettare" la dopamina evitando ogni piacere per un giorno non ha basi scientifiche in quella forma: la dopamina non si esaurisce e non si ricarica come una batteria. Ridurre stimoli continui come notifiche e social può comunque aiutare a concentrarsi, per ragioni di abitudine e attenzione.

La dopamina causa la dipendenza? Molte sostanze d'abuso aumentano direttamente la dopamina, saltando il normale meccanismo della sorpresa, e questo contribuisce a rafforzare l'abitudine di cercarle. Ma la dipendenza coinvolge anche altri sistemi, i contesti sociali, lo stress e la vulnerabilità individuale.

Perché la seconda volta non è mai come la prima? Perché la prima volta l'esperienza era migliore del previsto. La seconda volta il cervello l'aveva già messa in conto. Non è un difetto, è il modo in cui impariamo cosa vale la pena cercare.

Questo vale anche per le cose negative? Sì, in modo speculare. Un evento peggiore del previsto produce un calo dell'attività dopaminergica e insegna a evitare ciò che lo ha preceduto. Per questo una piccola delusione, rispetto alle aspettative, può pesare più di quanto ci si aspetterebbe.

Per approfondire

Fonti

  1. Schultz W., Dayan P., Montague P. R. (1997). A neural substrate of prediction and reward. Science, 275(5306), 1593-1599. https://doi.org/10.1126/science.275.5306.1593
  2. Fiorillo C. D., Tobler P. N., Schultz W. (2003). Discrete coding of reward probability and uncertainty by dopamine neurons. Science, 299(5614), 1898-1902. https://doi.org/10.1126/science.1077349
  3. Tobler P. N., Fiorillo C. D., Schultz W. (2005). Adaptive coding of reward value by dopamine neurons. Science, 307(5715), 1642-1645. https://doi.org/10.1126/science.1105370
  4. Steinberg E. E., Keiflin R., Boivin J. R., Witten I. B., Deisseroth K., Janak P. H. (2013). A causal link between prediction errors, dopamine neurons and learning. Nature Neuroscience, 16(7), 966-973. https://doi.org/10.1038/nn.3413
  5. Dabney W., Kurth-Nelson Z., Uchida N. et al. (2020). A distributional code for value in dopamine-based reinforcement learning. Nature, 577(7792), 671-675. https://doi.org/10.1038/s41586-019-1924-6
  6. Berridge K. C., Robinson T. E. (1998). What is the role of dopamine in reward: hedonic impact, reward learning, or incentive salience? Brain Research Reviews, 28(3), 309-369. https://doi.org/10.1016/S0165-0173(98)00019-8
  7. Jeong H., Taylor A., Floeder J. R. et al. (2022). Mesolimbic dopamine release conveys causal associations. Science, 378(6626), eabq6740. https://doi.org/10.1126/science.abq6740
  8. Lieberman D. Z., Long M. E. (2023). Dopamina. La chimica dei desideri. De Agostini (ed. originale The Molecule of More, 2018). https://books.google.com/books?id=AW7ZzwEACAAJ
  9. Sapolsky R. M. (2017). Behave: The Biology of Humans at Our Best and Worst. Penguin Press. https://www.penguinrandomhouse.com/books/311787/behave-by-robert-m-sapolsky/9781594205071